Leonardo Facco, analizza la situazione venezuelana

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Leonardo Facco analizza le ragioni del fallimento della politica comunista in Venezuela

Ascolta l’intervista

di LEONARDO FACCO

 

Anche se denuncio il regime criminale venezuelano dal lontano 2004, prima ancora che si manifestasse per quel che è diventato oggi, non mi stancherò mai di mettere il dito nella piaga. Una piaga putrescente causata dall’ideologia socialista (la “Revolución bonita”, el “Socialismo del siglo XXI l’hanno definita gli intellettuali di sinistra), che ha alimentato e radicato la dittatura che attualmente si incarna in Nicolas Maduro e che si palesa drammaticamente attraverso numeri che condannano, senza appello, il governo.

 

Eccoli i dati, tanto clamorosi quanto implacabili, di un fallimento assoluto:

 

1- L’inflazione viaggia ormai a tre cifre, ma potrebbe crescere ulteriormente. Se il Fondo Monetario parla di un dato che si aggira intorno 13.864%, un centro studi vicino all’Università di Harvard sostiene che potrebbe arrivare anche al 160.000%.

 

2- Considerata l’inflazione degli ultimi due anni, per il 2019 la previsione è che i prezzi dei beni di consumo (già di per sé introvabili) potrebbero essere aumentati dell’astronomica cifra pari a 1.811.751%! Vale a dire che si sono moltiplicati per oltre 18.000.

 

3- E la povertà? Aumentata ben oltre i numeri precedenti al periodo dell’ascesa di Hugo Chavez al potere, nel 1999. Oggi, più dell’80% dei venezuelani vive in una situazione di estrema povertà.Nel 2016 il 32,5 per cento della popolazione ha consumato due o meno pasti al giorno; solo un anno prima era l’11,3 per cento. Oggi, è ancora peggio.

 

4- I salari minimi sono decisi per decreto in Venezuela, ma il loro valore, o potere d’acquisto, si riduce naturalmente, come conseguenza dell’iper-inflazione. Per chi abita in quel paese ricchissimo di risorse, alimentarsi è una battaglia quotidiana, nonostante la busta paga base sia stata aumentata ad 1,3 milioni di bolivar al mese, ovvero a circa 3 dollari (nel momento in cui scriviamo però). Che si compra con così tanti soldi? Circa due kilogrammi di carne! Nemmeno l’iper-inflazione argentina, risalente alla fine degli Anni Ottanta, ha causato tanti danni. Per il momento, solo lo Zimbabwe tiene testa ai disastri causati dalla dittatura venezuelana, considerato che l’inflazione raggiunse l’iperbolica cifra di 500.000.000.000%.

 

5- E la crescita? Il Venezuela è l’unico Stato che non cresce in Centro e Latinoamerica. José Manuel Puente, economista e professore dell’Istituto degli Studi Superiori in Amministrazione (IESA) ha segnalato che il PIL del 2017 è stato simile a quello di 60 anni fa. Visto l’andamento dell’economia, il CEPAL ha previsto una decrescita del -8,5 % quest’anno, il Fondo Monetario del -15%. La peggiore in tutta la regione dal Messico fino all’Argentina. Solo la Repubblica Dominicana farà segnare un segno negativo. La Colombia crescerà del 2,7%; il Brasile del 2,3%; l’Argentina del 2%; il Cile del 3,4%; la Bolivia del 4%; il Perú del 3,7% e l’ Ecuador del 2,5%. Come può crescere un paese che ha distrutto il sistema produttivo privato, come pianificato da Chavez? Le espropriazioni di aziende private inaugurate da Chavez e continuate da Maduro hanno portato ad oltre 500 le società pubbliche, che sono totalmente inefficienti, in gran parte pesantemente indebitate, e hanno – come ovvia conseguenza – moltiplicato illegalità di ogni genere, violenza e povertà. Un’azienda automobilistica, a Caracas, nel 2017 ha licenziato il 90 per cento del personale perché non aveva più alluminio (di cui il Venezuela è ricchissimo) per portare avanti la produzione. Una cosa simile era successa nel 2016 alla fabbrica della Coca-Cola, costretta a interrompere la catena di montaggio per assenza di zucchero.

 

6- Il Petrolio rappresenta l’unica risorsa del paese, il 95% del Prodotto interno Lordo dipende dall’oro nero. Il che fa già ridere di suo. Il problema, però, è che anche l’industria petrolifera è stata devastata dalle politiche socialiste di Chavez prima e Maduro poi. In sintesi, la produzione petrolifera, con conseguente esportazione, è al collasso: a dicembre è precipitata a 1,62 milioni di barili al giorno, uno scivolone di oltre 700.000 barili in un solo anno! Negli Anni Ottanta, prima dell’arrivo del caudillo amico di Fidel, il Venezuela produceva 4 milioni di barili quotidianamente.

 

7- La disoccupazione è ormai endemica. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che 1/3 della popolazione attiva non abbia lavoro: la più alta percentuale di disoccupati al mondo, al di sopra di paesi come il Sudafrica, il Sudan, la Bosnia e la Grecia.

 

8- Lo scorso Novembre, le agenzie di rating Standard & Poor’s e Fitch hanno dichiarato il default parziale del Venezuela, per via della mancanza di liquidità, causato dal mancato pagamento di 200 milioni di dollari di interessi sui bond che scadono nel 2019 e nel 2020.

 

9- Dopo che Chavez s’è inventato il “bolivar fuerte” (togliendo 3 zeri ai prezzi di allora), ora Maduro ha rilanciato creando il “bolivar soberano” (leggasi sovrano, aggettivo che tanto piace a leghisti e pentastellati), che equivale a 1000 bolivar fuertes. In pratica ha tolto, per legge, altri 3 zeri ai prezzi dei prodotti sul mercato (quel che resta, visto che è il mercato nero a garantire quel poco di approvvigionamento possibile). Qual è il risultato di questa operazione di lifting economico? Il bolivar ha perso il 99,9% del suo valore rispetto al 2003, allorquando Hugo Chavez abolì il libero mercato delle valute, introducendo il “control de cambio).

 

10- Dal Venezuela scappano tutti quelli che possono farlo. Dal 2014, la situazione non accenna a migliorare, e da allora, secondo l’UNHCR – l’agenzia ONU che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo – c’è stato un aumento del numero di venezuelani richiedenti asilo in tutto il mondo del 2000 percento.

 

11- Chiaramente, al tracollo economico corrisponde anche il tracollo sociale. Il Venezuela si è trasformato infatti nel Paese più violento del mondo, tra quelli che non stanno attraversando una guerra. Il tasso di omicidi è 10 volte superiore a quello medio mondiale (dati 2017): 89 morti ogni 100.000.

 

12- È esplosa anche la mortalità infantile: +63,5% in 4 anni (dato 2017), arrivando a più di 11.000 bambini deceduti prima di compiere un anno, così come le madri partorienti morte durante la gestazione sono aumentate del 105%, 756 in un anno. Di fatto, oggi è assurdamente più facile per un bambino morire in Venezuela che non nella Siria martoriata dalla guerra. Come potrebbe essere diverso, considerato che l’85 per cento delle medicine di base è introvabile? Per non farsi mancare nulla, in Venezuela si registra il più altro incremento di casi di malaria a livello mondiale: solo nel 2017 se ne sono registrati 406.000, il 69% in più rispetto al 2016.

Seppur sintetica e schematica, questa è la triste realtà. Il governo venezuelano andrebbe catalogato sotto la voce “crimini contro l’umanità”. Ad un ventennio dall’elezione di Hugo Rafael Chavez Frías alla presidenza del paese, ed a cinque anni dalla successione di Nicolas Maduro, “la «rivoluzione bolivariana» ha trasformato uno degli Stati più ricchi di petrolio del pianeta in uno spietato esempio di fallimento economico e politico”. Non lo dico io, l’ha scritto il direttore de “la Stampa”. Ci sono arrivati anche loro, finalmente!

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