Moretti traccia bilancio Ircer

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Alfredo Moretti: lascio gli Ircer dopo dieci anni di impegno e di ottimi risultati

Ho avuto l’incarico quasi un decennio fa, storia lunga, tortuosa ed elaborata e il momento di lasciare era quasi fisiologico, prima con la presidenza di Sergio Beccacece e io ero il suo vice, poi 5 anni di presidente con la parentesi del 2015 con il dott. Mentastri e anche allora ero vice.

Mi ero affezionato soprattutto negli ultimi anni. E’ il momento dei ringraziamenti specie a chi mi ha permesso di fare questa esperienza che mi ha formato in una maniera che neanche io pensavo fosse possibile è come se io che venivo dal sanitario puro, dalla medicina sul territorio, è come se avessi imparato un nuovo mestiere dal punto di vista amministrativo, burocratico e politico. Ringrazio tutti coloro che hanno apprezzato quello che sono riuscito a fare, non ultimo il consigliere Graziano Bravi che lo ringrazio pubblicamente l’ho sentito veramente sensibile e vicino al nostro modo di sentire le cose, ringrazio anche a tutta la squadra che mi ha permesso di ottenere questi risultati ottimi, io questa squadra l’ho avuto veramente buona.

Il fatto che le nomine siano di carattere prettamente politico non c’è niente da dire e sappiamo bene che la riconoscenza generalmente non è una virtù che appartiene alla politica e quindi è logico non aspettarsi il virtuosismo sempre e comunque.

La storia degli Ircer si divide in un prima e dopo Mentasti la cui presidenza durata un anno è stato una specie di spartiacque fra il prima e il dopo. Storicamente è inconfutabile, un momento di transizione decisivo dove eravamo arrivati a un punto di estrema difficoltà specie nei rapporti fra Fondazione e Amministrazione, c’erano delle incomprensioni anche fisiologiche che rischiavano di finire nel patologico. Io e qualche mio collega cercammo una soluzione nuova che superasse quella situazione e da lì ecco il coniglio dal cilindro, e cioè il dott. Mentastri conosciuto a livello nazionale come manager di grande livello che è stato disposto in maniera umile, serena, in modo quasi didattico per noi ci ha indirizzato dandoci quelle 7/8 dritte che ci ha portato al nuovo percorso. E’ rimasto con noi un anno e dopo abbiamo cercato di capitalizzare i suoi suggerimenti e devo dire che negli ultimi tre anni ci siamo riusciti almeno in buona parte e sono sicuro che lui sarebbe orgoglioso di noi. Per esempio lui è l’uomo che in Lombardia ha messo in relazione la sanità pubblica e quella privata e il suo primo imput è stato quello di mettere la casa di riposo al centro della Fondazione, il fulcro intorno a cui doveva gravitare tutto il resto delle attività. Per fare questo essere estremamente precisi e attente nell’applicazione di tutte le normative e quindi partire con questo spirito ci ha fatto diventare intraprendenti e abbandonare quell’immobilismo che ahimè regnava da ormai troppo tempo. Non si faceva niente perché costava troppo e non avevamo i finanziamenti mentre abbiamo capito con lui che se vogliamo andare avanti dovevamo essere all’avanguardia: parte da qui la ristrutturazione, la riqualificazione, la messa a norma non doveva essere solo un atto rispettoso delle normative ma doveva in qualche modo anticipare quello che sarebbe successo nel tempo futuro. E così è stato e questo ci ha consentito di trasformare la struttura da sociale come era a socio-sanìtaria come è oggi dove quasi il 70% dei nostri ospiti è sanitario e il futuro sarà qui. La dimostrazione non ultima è che abbiamo avuto, facendo i conti alla mano, che se a Recanati oggi abbiamo una casa di riposo con 75 presenze dovremmo averne almeno altre due attivi per soddisfare le esigenze del territorio. Quindi bisogna attivarsi in questa direzione, non si può aspettare che ci diano le convenzioni, sono io che devo attivarmi per applicare i protocolli previsti perché se non è adesso fra sei mesi li richiederanno comunque. E la concorrenza sarà spietata perché la Regione Marche sta per approvare il nuovo Piano Sanitario regionale e molte della nuova normativa saranno uguali a quanto già c’è alla regione Lombardia dove il 55% dell’assistenza è privata mentre nella regione Marche siamo ancora a meno del 20%. Ci sarà, quindi, anche da noi un’ulteriore riduzione del pubblico a favore del privato che dovrà crescere in maniera esponenziale. Noi siamo un privato certo ma etico perché la Fondazione Ircer è un’emanazione del Comune, che è il suo rappresentante di maggioranza, e non è che dobbiamo guadagnare da quello che facciamo ma dobbiamo solo offrire servizi migliori ed è per questo che sappiamo di dover essere competitivi perché altrimenti il privato puro ci sbranerà tutti. Se fossimo stati una semplice Azienda di Servizi saremmo caduti nel gran calderone della sanità pubblica e non ci saremmo salvati e avremo perso completamente il controllo sul nostro patrimonio. La scelta di diventare Fondazione privata è stata oculata al massimo. Il problema ora è quello di continuare su questa strada mantenendoci competitivi. Noi rischiamo che nei prossimi anni se un privato non etico come siamo noi, cioè i grossi gruppi privati come Humanitas, GVM e altri, in Italia ce ne sono 5/6 giganteschi, che azzanneranno la sanità privata connessa con il pubblico, perché la connessione pubblico-privato si attiverà principalmente sulla riabilitazione e protezione degli anziani dove il pubblico non ha più i soldi da destinare e quindi ha tutto l’interesse a farli fare al privato. Per farlo saranno scelti quelli che avranno i requisiti previsti per legge sul territorio e in questo momento il privato cerca di avere questi requisiti. Ecco perché anche noi abbiamo iniziato questo percorso di riqualificazione delle nostre strutture e oggi siamo praticamente al terzo posto a livello regionale come offerta e qualità dei servizi.

Era veramente impossibile precedentemente risolvere il problema dell’ex Clarisse con la consapevolezza di avere sul groppone un rospo morto e dopo negli ultimi due anni sono ricominciate in qualche modo delle proposte.  Una tipologia di contatti è ancora in ballo e proprio in questi giorni potrebbe avere uno sviluppo ulteriore e quindi non è del tutto decrepita. L’ex supermercato è stato meno difficile piazzarlo e quello che abbiamo ricavato è stato tutto reinvestito nella struttura per la sua riqualificazione.

40 per residenza protetta e altri 20 riconosciuta per dementi e in ballo altri 10 che dovrebbero rientrare nella residenza protetta andando ad annullare così completamente i posti letti classici di casa di riposo per autosufficiente, cosa che oggi non esiste più. Al di là ci sono dei posti che non sono rientrati ancora nei convenzionamenti adibiti oggi a vecchia casa di riposo, sono 6/7 posti liberi a cui diamo i servizi come fossero in struttura protetta pur con un tariffario decisamente diverso dal resto.

Climatizzato ad alcune case di riposo grazie alla donazione della Fondazione Merloni e l’esperienza del convivio e il banco farmaceutico che sta avendo un grosso successo.

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