I giochetti del Palazzo riescono a stoppare l’intitolazione di una via a Rina Gigli

Sembra che questa amministrazione così attenta al modo delle donne tanto da favorire intitolazioni di vie e di piazze a figure femminili che si sono particolarmente distinte, si sia fermata e abbia cominciato a balbettare al cospetto del nome di Rina Gigli, soprano, figlia del tenore Beniamino.

Dubbi sulla valenza del nome? Niente affatto.  Troppo vicina la proposta alla sua morte? Neanche per sogno perché sono passati più di vent’anni da quando Rina ci ha lasciati. Allora? Elementare Watshon! È solo perché la proposta è partita dal Pierluca Trucchia, consigliere della Lega, un impresentabile sovranista e soprattutto uno che ha sempre lottato per l’indipendenza dell’Associazione Gigli da ogni ingerenza politica.

La maggioranza pur di non votarla ha iniziato ad avanzare questioni di metodo, procedure che andrebbero coordinate ed infine l’immancabile commissione a cui affidare ogni decisione in merito. In altre parole, la mozione firmata Trucchia era destinata ad essere bocciata, se non fosse stato per lo stesso consigliere che ha preferito ritirarla per amore di Rina e di suo padre Beniamino Gigli: “ho troppo rispetto per il soprano Rina Gigli per far r votare questa mia proposta da questo Consiglio Comunale”.

“Ha fatto proprio bene Trucchia a salvare il nome di Rina Gigli da una simile trattamento che certamente non merita”, commenta Andrea Marinelli, consigliere del Pd ed ex assessore alla cultura nella giunta Fiordomo. “Io mi sono proprio arrabbiato e sono trasecolato nel sentire lo stridore dell’arrampicarsi sugli specchi da parte della maggioranza per cercare di motivare la bocciatura della proposta. E ancor più mi sono scandalizzato dell’atteggiamento del Presidente perché proprio da lei era arrivato il sollecito a dare più spazio alle donne”.

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Asterio Tubaldi Asterio Tubaldi, giornalista e pubblicista dal 1985, è direttore di Radioerre Recanati e collaborato con diverse testate giornalistiche tra cui Corriere Adriatico, Il Messaggero e Il Resto del Carlino.

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